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Politica nazionale e altre news
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HoVogliaDiTe4Ever
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 14/12/2009, 10:47


Il Csm contro le ronde



CITAZIONE
No alle ronde introdotte dal decreto sicurezza, sì invece a diverse delle norme contenute nello stesso provvedimento che riguardano il contrasto alla violenza sessuale e allo stalking. È articolato il giudizio del Csm sul decreto legge del governo ed è contenuto in un parere messo a punto dalla Sesta Commissione di Palazzo dei marescialli e che oggi pomeriggio sarà all’esame del plenum.

"Perplessità di ordine generale" Il Csm solleva "una perplessità di ordine generale sulla possibilità di derogare al principio che assegna all’autorità pubblica l’esercizio delle competenza in materia di tutela della sicurezza, escludendo che questa possa essere affidata a privati" e quindi, di fatto, boccia l’istituzione, da parte del governo, delle cosiddette "ronde", arrivando anche a ipotizzare il rischio di una parziale incostituzionalità.

"Troppa discrezionalità" Nel parere all’ultimo decreto sicurezza firmato dal titolare del Viminale Roberto Maroni, approvato oggi dal plenum, l’organo di autogoverno delle toghe mette in discussione il fatto che alle ronde "sia affidato il compito di segnalare eventi che possono arrecare danni alla sicurezza urbana, ovvero situazioni di degrado sociale". Secondo i consiglieri, infatti, questa fumosità nella definizione delle situazioni da segnalare affiderebbe alle ronde un "troppo elevato tasso di discrezionalità" nella scelta dei casi da segnalare e questo porterebbe, in buona sostanza, a una generale confusione.

"Troppo lacunoso il registro delle ronde" Dubbi anche sul registro al quale le associazioni devono obbligatoriamente iscriversi per esercitare l’attività di presidio territoriale: l’iscrizione, infatti, non equivarrebbe ad autorizzazione a operare, ma sarebbe "un mero accertamento della titolarità dei requisiti necessari a operare", con un rinvio a un successivo decreto ministeriale definito dal Csm "troppo lacunoso".

"Dubbi di costituzionalità" Inoltre, il Csm solleva anche dubbi di natura costituzionale: il dl, infatti, non prevede esplicitamente che "le associazioni non debbano avere nè natura nè finalità di ordine politico". Questo, secondo le toghe, violerebbe il comma 2 dell’articolo 18 della Carta, che vieta di costituire "associazioni che, anche indirettamente, perseguano scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare". Per carattere militare si intende non solo il possesso di armi, ma anche, è spiegato nel parere, "una gerarchia interna di tipo militare e il ricorso a uniformi".

Armi improprie Infine, la doverosa specificazione del fatto che i cittadini membri della associazioni di tutela della sicurezza non possano essere armati, per il Csm non è sufficiente: non viene infatti escluso, è la tesi dei rappresentanti delle toghe, il fatto che i "vigilantes" non possano avere strumenti "non definibili armi in senso proprio", ma comunque "atti a offendere o a esercitare coercizione fisica" nei confronti di terzi.


 
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view post Posted on 2/4/2009, 14:14Quote
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HoVogliaDiTe4Ever
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Brunetta contro la spesa durante l' orario di lavoro



CITAZIONE
La polemica è vecchia di anni e anni. Uffici pubblici semivuoti, in piena mattinata, perché i dipendenti sono a fare la spesa. Non per ore ma comunque per un lasso di tempo molto superiore alla normale pausa caffè. Il ministro Renato Brunetta, da tempo impegnato contro sprechi e inefficienze nella pubblica amministrazione, ha detto basta: "Il lavoro pubblico - ha detto il ministro - deve essere al servizio dei cittadini e non può essere un ammortizzatore sociale di genere".

Vivace polemica Il ministro parlava dinanzi a una platea composta quasi esclusivamente da donne, nel corso di un convegno sulle pari opportunità. E le sue parole hanno scatenato vivacissime reazioni. "Protestate pure - ha risposto il ministro - ma è così. Io non voglio più che le donne scappino dall’ufficio per fare la spesa, per poi tornare a casa all’una e mezza e avere difficoltà a gestire la famiglia e tutto il resto". "Vi siete chiesti il perché della femminilizzazione della scuola e del lavoro ministeriale? E come mai ci siano poche donne ai vertici? I controlli sull’assenteismo per malattia è una lotta di liberazione per le donne. Far finta di essere malate per accudire i figli o i mariti vuol dire buttare via la propria professionalità: bisogna rompere queste compensazioni perverse".

La Carfagna: "Aiutiamo le donne" "Nessuna polemica con il ministro Renato Brunetta. Siamo entrambi d’accordo sul fatto che esista un gap tra uomo e donna nel mondo del lavoro, ma che, allo stesso tempo, lo scopo dell’attività del nostro governo deve essere quello di eliminare sprechi e inefficienze nella pubblica amministrazione". Il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, interviene con una nota a smorzare le polemiche con il collega di governo, che ha accusato le lavoratrici statali di andare a fare la spesa durante l’orario di lavoro. "Chi va a fare la spesa durante l’orario di lavoro commette una truffa e va censurato - precisa la Carfagna - ciò non toglie che in Italia vi siano milioni di donne che lavorano seriamente, si distinguono per la loro professionalità, e che vadano aiutate a conciliare meglio i tempi di lavoro e di cura familiare". "Per questa ragione - aggiunge - il mio ministero, insieme con quello del Welfare, sta per far approvare misure di conciliazione".


 
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view post Posted on 3/4/2009, 14:33Quote
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Il PD parteciperà alla manifestazione della Cgil



CITAZIONE
La piazza torna ad agitare il Partito Democratico. Questa volta, a differenza dello sciopero generale, il Pd sarà alla manifestazione della Cgil, una decisione resa nota ieri da Pier Luigi Bersani. Il Partito democratico non avrà una delegazione ufficiale alla manifestazione della Cgil di domani ma Dario Franceschini, come molti altri parlamentari democratici, sarà in piazza. Lo ha annunciato lo stesso segretario: "Uso le parole di Gordon Brown: dove c’è un disoccupato, un povero, qualcuno che perde il lavoro, non può non esserci un progressista al suo fianco".

Tutto lo stato maggiore del Pd Come per D’Alema, sabato sarà un ritorno in piazza anche per Bersani per il quale l’importante non è se il Pd ha cambiato linea rispetto alla segreteria Veltroni ma "il fatto che i democratici ci siano dove si fanno le battaglie giuste dalla parte dei cittadini". Ma non solo gli ex Ds si schierano a sostegno della protesta della Cgil contro le politiche economiche del governo. Rosy Bindi non potrà essere in piazza, a differenza dell’altra volta, ma ha scritto un messaggio di "adesione convinta" al leader della Cgil Guglielmo Epifani. Più scomoda la posizione di mediazione del segretario, alle prese non solo con l’anima interna di esponenti con posizioni sindacali più moderate ma anche con la contrarietà degli altri due sindacati confederali.

Sacconi: "Come scioperare contro la pioggia" La manifestazione promossa dalla Cgil domani a Roma "è come lo sciopero contro la pioggia, contro una crisi che ha una dimensione globale". Lo dice il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, arrivando a un convegno della Fondazione Italianieuropei, aggiungendo: "Credo ci sia tanto pregiudizio che la gente non capisce, se non una minoranza ideologizzata e politicizzata che troverà modo di incontrarsi per protestare contro la pioggia". Secondo il ministro, infatti, "i luoghi di lavoro del pubblico impiego non saranno certo svuotati da questo sciopero".

D'Antoni: "Non andrò" Non andrò perchè c’è bisogno di concertazione piena e per far questo c’è bisogno di un sindacato unito. Se parliamo del partito, un grande partito riformista deve lavorare per l’unità e non deve assolutamente favorire elementi di divisione. Noi dobbiamo lavorare per l’unità e non subire le conseguenze della divisione". Lo afferma Sergio D’Antoni sulla manifestazione della Cgil di domani al Circo Massimo, intervistato per "Red-azione" su Red Tv.

Bonanni: "E' una manifestazione elettorale" "Epifani è impegnato in una cosa elettorale, non in una cosa sindacale. Basterà vedere la piazza lì di domani: affluiranno sindaci, deputati, amministratori, tutti di un segno. E quindi lui sta prestando la sua organizzazione per fare una iniziatiova elettorale".La bocciatura della manifestazione arriva da parte del segratario della Cisl, Raffaele Bonanni. "Io - ha detto a margine dei lavori del congresso regionale del suo sindacato, in Calabria - mi meraviglio di chi ci va, perchè una manifestazione potrebbero farsela da soli, e mi meraviglio di un sindacato che al posto di inseguire obiettivi sindacali, indica un obiettivo tutto politico. Sono sempre gli stessi che vanno li. Mi paiono gli aeroplani di Mussolini che ora sono lì che ora sono qui, sempre per obiettivi politici".


 
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Regole più severe per gli archivi giornalistici on line



CITAZIONE
Da oggi sarà più facile tutelare la privacy dei cittadini, messa a volte a repentaglio dai motori di ricerca, preservando comunque l’integrità storica e la piena fruibilità degli archivi dei giornali messi on line. Il Garante per la protezione dei dati personali ha infatti individuato alcune modalità tecniche che gli editori devono adottare per evitare che i motori di ricerca estraggano in automatico dagli archivi dei giornali tutti i dati personali che vi sono contenuti, anche quelli non più attuali o incompleti che possano ledere la riservatezza delle persone.
L’autorità è intervenuta a seguito di alcuni ricorsi presentati nei confronti di un editore che ha reso recentemente fruibile ai più comuni motori di ricerca parte dell’archivio storico del proprio quotidiano. I ricorrenti lamentavano il fatto che, digitando il proprio nome su di un comune motore di ricerca, ottenevano come risultato notizie pubblicate anche quindici anni prima. In un caso, il ricorrente era stato completamente assolto dai reati citati nell’articolo, ma ciò non emergeva dai risultati della ricerca. In altri casi, gli interessati, pur avendo negli anni cambiato vita e avviato una diversa attività professionale, continuavano ad essere associati a vicende ormai lontane.
Il Garante non ha accolto l’istanza degli interessati di far cancellare o modificare i dati in questione dall’archivio on-line del quotidiano, ma ha ritenuto legittima, in considerazione della specificità dei casi, la loro richiesta di veder tutelata la propria attuale identità. Ha quindi imposto alla società editrice di adottare le opportune misure tecniche: ad esempio, predisponendo una versione dell’articolo che non riporti i dati personali dei ricorrenti nel caso in cui l’articolo possa essere estratto automaticamente da motori di ricerca esterni; oppure prevedendo differenti modalità di presentazione delle pagine sul web, in particolare garantendo che le notizie siano rintracciabili soltanto usando il motore di ricerca del giornale o del sito web.
Queste soluzioni consentono di tutelare gli interessati e di preservare, al contempo, l’integrità della memoria storica, la libertà di ricerca anche storica, il diritto allo studio e all’informazione poiché gli utenti potranno comunque continuare a consultare la versione integrale degli articoli attraverso funzioni di ricerca interne al sito del giornale.
Sempre in materia di archivi giornalistici on line, il Garante ha invece rigettato un altro ricorso presentato da una cittadina che chiedeva di bloccare la diffusione on-line di informazioni che la riguardavano per fatti avvenuti nel 2001. In questo caso l’Autorità ha considerato prevalente la rilevanza sociale del reato contestato oltre che il più breve lasso temporale trascorso dalla vicenda e dai successivi sviluppi giudiziari, e ha ritenuto ancora opportuno che non vi fossero ostacoli a un’ampia, utile, conoscibilità dei fatti in questione.


 
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view post Posted on 22/10/2009, 14:25Quote
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Destabilizzazione all' interno del pdl?

CITAZIONE
Non è più leggenda, né semplice confidenza raccolta nella semi-ombra del Palazzo. Alla fine, il pdl, minuscolo e corsivo, è saltato fuori. Ecco a voi il papello della libertà. Rigorosamente anonimo, come si confà. Ma di cosa parliamo? Delle due paginette di pseudo-denuncia contro il superministro Giulio Tremonti. Dei dieci punti in cui il gotha un tempo azzurro avrebbe contestato, al titolare di via XX Settembre, le «scelte di politica economica fin qui fatte», che «non appaiono sufficienti a mettere l’economia nazionale su un nuovo sentiero di sviluppo». Boom. A prima vista sembra roba forte, anche perché le due facciate clandestine, udite udite, sarebbero state assemblate in via dell’Umiltà, quartier generale del Pdl, mica in un sottoscala qualunque. Per capirci, sarebbe la «prova provata» - parola di maligni - del fuoco amico pronto ad abbattersi su Tremonti. Attraverso un testo di sfiducia destinato a finire sulla scrivania del Cavaliere. E messo giù, secondo i soliti rumors, da quattro ministri (Renato Brunetta, Claudio Scajola, Raffaele Fitto, Stefania Prestigiacomo), un coordinatore (Denis Verdini) e un capogruppo (Fabrizio Cicchitto). Una mina vagante. In cui si chiederebbe, tanto per cominciare, l’abbassamento delle tasse, prospettando l’innalzamento dell’età pensionabile per compensare il conseguente aumento del deficit pubblico.

E ancora: forti investimenti pubblici, impulso alla produzione di energia nucleare, vasto programma di edilizia pubblica, accelerazione degli investimenti infrastrutturali. Senza contare il deciso contenimento della spesa corrente - a partire ai costi della politica - così come gli aiuti alle imprese e l’impulso al settore delle «buone banche private». Infine, avanti tutta con le riforme istituzionali e della giustizia. Tutte misure per «ridurre l’incertezza sulle politiche future». Vabbè, ma davvero si tratta di un dossier anti-Tremonti? E siamo sicuri che in ogni caso siano stati proprio gli «indiziati» ad assemblarlo? La reazione è netta, così come il tono delle smentite. Il primo a dire la sua è Brunetta: «Il documento? Mai esistito, non mi risulta. Non vedo Verdini da mesi e non mi riunisco con la Prestigiacomo se non nel Consiglio dei ministri. Quindi, attenti alle bufale». Che si tratti di una sorta di polpetta avvelenata ne è convinto pure Scajola: «Non ho partecipato alla stesura di alcun contro-documento di politica economica, né ad alcuna iniziativa per “ridimensionare” il ministro Tremonti. Con il collega ci confrontiamo quotidianamente, lealmente e in spirito di collaborazione, per individuare le misure migliori per arginare la crisi, rimettere in moto la ripresa, assicurare al Paese un futuro di crescita e di benessere». E ancora. «Io non so nulla di questo documento», è il secco commento di Fitto. Un po’ più articolato lo sfogo della Prestigiacomo. «Non ho ragioni per sottoscrivere documenti contro Tremonti e non l’ho fatto neppure in questo caso. Sto chiedendo da tempo al ministro dell’Economia che venga ripristinato il bilancio al mio ministero e pretendo che venga fatto in sede di Finanziaria, non certo attraverso le eventuali entrate dello scudo fiscale. E poi, gli dico sempre in faccia quello che penso, non ho certo bisogno di questi strumenti».

Chiuso il capitolo governo, tocca al presidente dei deputati smontare il caso. «Circolano voci completamente destituite di fondamento - spiega Cicchitto - che hanno come unico scopo quello di provocare qualche fenomeno di destabilizzazione all’interno del Pdl». A chiudere il cerchio ci pensa infine il partito, che contesta la «ridda di voci» sul «fantomatico» documento. «Ogni giorno, da sempre - si spiega nella nota - vengono prodotti spontaneamente, da singoli parlamentari o da gruppi di lavoro, documenti che vogliono essere solo ed esclusivamente un contributo all’attività di governo o di un singolo ministro. Anche in questo caso, tale appare probabilmente la natura del testo in questione». Ma non finisce qui. «Il Coordinamento nazionale - si legge ancora - precisa che il contenuto di questo documento, ora conosciuto, non risulta in alcun modo essere un documento del Pdl. Non esiste, quindi, alcun testo in contrasto con il ministro Tremonti, mentre siamo in presenza di un’eccessiva rilevanza ad un lavoro che sicuramente non ha avuto alcun contributo da parte dei ministri indicati». Ok. Ma come l’ha presa il diretto interessato? Ah, saperlo. Di certo, si sa che in serata siede, in veste di presidente dell’Aspen Italia, ad una cena «super riservata» con i vertici dell’istituto.

Così, mentre il premier se ne sta in Russia, da Vladimir Putin, il ministro sta a tavola pure con il nuovo ambasciatore Usa a Roma, David Thorne. Ma per evitare ulteriori retroscena, basta ricordare un dato: per la sua prima uscita ufficiale fuori dalla capitale, lunedì scorso, il diplomatico ha scelto Venezia. E il teatro La Fenice. Alla presenza di un certo Silvio Berlusconi.


 
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icon12  view post Posted on 23/10/2009, 13:49Quote
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Conferenza stampa di Mastella

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È il giorno del contrattacco dei Mastella. «Non ho mai preso una lira. Sono una persona perbene» dice l'ex ministro. «In 32 anni di vita parlamentare non c'è nessuna traccia che possa offuscare la mia persona per qualche elemento legato alla criminalità o al malaffare». «Ho lavorato bene. Non mi dimetto» dice Sandra Lonardo Mastella. «Sono stata eletta dal popolo e mi sono sempre impegnata al massimo, nel rispetto della mia carica» ha aggiunto.

CONFERENZA - Durante un'agitata conferenza stampa Clemente Mastella si difende all'indomani della bufera scoppiata sull'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania e sull'Udeur e riguardante un presunto giro di assunzioni e appalti pilotati. «Negli ultimi tempi non ero più abituato a questo pressing mediatico, mi ero un po' defilato - ha affermato l'ex Guardasigilli . - Avrei continuato a farlo se gli argomenti di questi giorni non mi avessero portato a dire la mia. Ma non farò una dichiarazione di guerra ai magistrati. Non è il mio stile e non cambio. Ho lavorato per questo Paese e per comporre la querelle tra magistratura e politica».

SEGNALAZIONI - Mastella, visibilmente scosso, punta il dito contro quelle che definisce «attenzioni molto forti e incomprensibili» nei suoi confronti. «Ho sempre detto che mi sarei difeso nei processi - ribadisce - e lo farò. Io e la mia famiglia siamo persone perbene. Abbiamo le mani pulite, pulitissime. Mai una lira in tasca!». Il leader Udeur affronta anche il tema delle raccomandazioni (qui i numeri trovati in un file della segreteria dell'ex direttore Arpac Luciano Capobianco) e replica alle accuse affermando di aver fatto «meno segnalazioni dell'Idv» e soprattutto di aver segnalato «solo povera gente». «Rivendico la mia storia - spiega Mastella - rivendico il fatto che sono nato qui nel Mezzogiorno dove il bisogno è più marcato, dove ogni parlamentare o la maggior parte di noi ha problemi rispetto all'impatto con gente che non ce la fa e che ha sofferenze. Quando andremo davanti al tribunale farò vedere eventualmente le persone che ho segnalato e vedrete se ho segnalato ricchi o ho segnalato poveri». «Se uno viene da te», i politici hanno il dovere «di far qualcosa, all'interno delle regole - precisa - E il mio motto, che riguarda me e che riguarda mia moglie, è stato sempre quello di chiedere a tutti, laddove si chiedeva, che ogni cosa dovesse avvenire secondo criteri e regole di comportamenti che fossero in linea con i dati di natura legale».«Affronterò il giudizio del tribunale con serenità e determinazione - assicura infine. - Una cosa è certa, non posso accettare l'idea di essere a capo di un partito di persone poco perbene, o peggio di una cupola. Ho la coscienza serena per andare avanti, la mente alta e la dignità per proseguire rispetto alle 100mila e passa persone che mi hanno votato».

L'INCHIESTA - Intanto la moglie di Mastella, Sandra Lonardo, coinvolta nell'ambito dell'inchiesta sull'Arpac, e per la quale i magistrati di Napoli hanno disposto il divieto di dimora in Campania ribatte: «Ho lavorato bene. Non mi dimetto». L'attuale presidente del consiglio regionale della Campania quindi resta al suo posto. Lady Mastella ha chiesto tempo ai pm per poter rispondere alle loro domande. Accompagnata dal suo avvocato Saverino Nappi, è arrivata in Procura alle 15,40 ed è andata via dopo circa 20 minuti dribblando i cronisti che assediano il Tribunale. Alla fine ha parlato attraverso il suo portavoce Alberto Borrelli: «Ho fatto il massimo per esaltare il ruolo del consiglio regionale della Campania e per lavorare per il bene dei cittadini». Sandra Lonardo Mastella, raggiunta ieri da un divieto di dimora nella Regione Campania e province limitrofe ha scelto Roma come sua nuova dimora. Spiega ancora Borrelli che il presidente del consiglio regionale della Campania «in tre anni da presidente del consiglio regionale ha preso iniziative innovative e ha sempre garantito con la sua correttezza di essere al di sopra delle parti». «Tracciando un bilancio del mio operato, che intendo portare a termine, ritengo non sia giusto dimettermi - ha proseguito Lonardo, attraverso il suo portavoce - Sono stata eletta dal popolo e mi sono sempre impegnata al massimo, nel rispetto della mia carica».


 
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icon12  view post Posted on 26/10/2009, 14:04Quote
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PD: Bersani nuovo segretario

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Pierluigi Bersani è il nuovo segretario del Partito democratico e succede a Dario Franceschini che aveva preso le redini del Pd dopo le dimissioni di Walter Veltroni. A dare l'annuncio è stato lo sconfitto annunciato di questa competizione per la guida del partito lunga e accesa, dopo che Bersani aveva già vinto nei congressi degli iscritti: "Pier Luigi Bersani è il nuovo segretario del Pd", ha detto in una conferenza stampa nella sede nazionale del Pd. "Gli ho telefonato - ha aggiunto Franceschini - e gli ho dato atto di questo riconoscimento". Ammissione piena della sconfitta dunque, per l'ex dc transitato ai vertiti del Pd, fine di una breve parabola con il testimone raccolto in un periodo grande difficoltà per il partito. Difficoltà che non sono certo finite perché ora si aprono scenari del tutto nuovi. Franceschini ha sottolineato come non fosse giusto "per il partito, per voi aspettare di vedere se ci sono due punti percentuali in piu' o in meno: il dato politico è che la scelta dei nostri elettori è quella di eleggere Pier Luigi Bersani nostro segretario". E se il Comitato Bersani parla di oltre il 50% dei consensi, e quello di Franceschini lo dà vincitore con il 48% (con un sottofondo di polemica fra i due schieramenti), quello che conta è il dato politico di una vittoria che ha visto protagonista, oltre a Bersani, Massimo D'Alema, l'uomo delle "scosse", sponsor del nuovo segretario e vero regista della vittoria iniziata con la conquista netta degli iscritti del partito, il vero motore del Pd: i militanti. Già, D'Alema, il leader che è deciso ad aprire anche alla sinistra, ad allargare le alleanze in un gioco profondamente diverso da quello imposto prima delle dimissioni da Walter Veltroni. Sinitra, o pezzi di sinistra, insomma che guardano con interesse alla vittoria di Bersani pronti a riallacciare una dialogo fino ad oggi chiuso. Con l'incognita di Rutelli e dei suoi, degli ex Dl in cerca di collocazione e di ruolo. Senza contare Di Pietro e l'Idv, su posizioni di giustizialismo estremo che guardano con diffidenza al cambiamento di guida dell'alleato-avversario.

"Nella vittoria di tutti c'è la mia vittoria" "Voglio cominciare con l'orgoglio per quanto successo, una grande prova di democrazia". Così Pier Luigi Bersani ha annunciato la propria vittoriae. "E' una vittoria di tutti. E nella vittoria di tutti c'é la mia vittoria", conclude il nuovo segretario.

"Farò il leader ma a modo mio" "Farò il leader del Pd, ma lo farò a modo mio. Non il partito di un uomo solo ma un collettivo di protagonisti". Bersani segna subito le distanze, la caratura politica del "suo" Pd e annuncia che per prima cosa domani incontrerà "un gruppo di artigiani a Prato perché bisogna rompere il muro tra politica e lavoratori".

Mano tesa "Voglio rivolgere una parola di amicizia e rispetto per Dario Franceschini e Ignazio Marino. Lavoreremo insieme per il nostro partito. Voglio ringraziare Dario Franceschini che mi ha telefonato riconoscendo il risultato delle primarie".

"Partito dell'alternativa" Bersani sottolinea un passaggio importante che prefugura la sua linea: "Preferisco che il Pd si definisca un partito dell'alternativa piuttosto che dell'opposizione, perché l'alternativa comprende anche l'opposizione ma non sempre è vero il contrario". "stare in un angolo a urlare non porta a nulla". Il neo segretario intende avviare subito un confronto con le altre forze del centrosinistra .

I dubbi di Parisi Una prima voce fuori dal coro (preannuncio dell difficoltà prossime venture) arriva dall'ulivista Arturo Parisi. "Vedo che D'Alema esalta la chiarezza della scelta degli elettori. Chiarezza su che cosa? Certo sul vincitore. Attendiamo adesso che Bersani, non avendoci detto su quale linea cercava il consenso, ci dica finalmente dopo la vittoria su che linea ha vinto. Il fatto che ce lo dica D'Alema è già una conferma dei timori della vigilia".

Attacco al Pdl Il percorso congressuale e le primarie sono state da parte del Pd e dei candidati "una prova di trasparenza e spero che il nostro esempio induca qualcuno a riflettere sulla mancanza di trasparenza in altri soggetti politici a partire dalle forze che stanno al governo". "Noi - ha aggiunto - siamo stati un libro aperto, mentre non é ancora chiara la discussione in altri organismi politici a partire dalle forze che stanno al governo". "Siamo orgogliosi di essere quelli che stanno facendo un partito, realizzando così la Costituzione repubblicana, che conosce i partiti e non i popoli". "Siamo orgogliosi di fare un partito che non ha padroni, ma che fa congressi per scegliere chi li deve guidare".

Il Pd: quasi 3 milioni di votanti E' il dato definitivo delle primarie, che fa tirare un sospiro di sollievo agli organizzatori sulla partecipazione del popolo della sinistra, con il voto aperto anche ai sedicenni e agli immmigrati. Al di là delle previsioni buona la partecipazione in diverse regioni del Sud, come in Sicilia: a Palermo si è formata una coda di decine di cittadini presso il gazebo di piazza Politeama. File di elettori e il più alto numero di elettori in Lombardi e in Emilia-Romagna, la regione con il maggior numero di iscritti al partito, nonché patria di due dei candidati alla segreteria nazionale. Se c'é stato un 'effetto Marrazzo', questo ha pesato nei circa 650 seggi aperti a Roma e nel Lazio, dove, in controtendenza rispetto al dato nazionale, l'affluenza sarebbe inferiore del 30% rispetto a due anni fa.

Franceschini scherza: "Indeciso su chi votare..." "Voglio ringraziare - ha detto Franceschini - tutte le persone che stanno votando alle primarie. So che c'é tanta gente perbene che si sta recando alle urne per esprimere il proprio voto. E' una grande festa della democrazia, a prescindere da chi stiano votando". Ignazio Marino è entusiasta del dato della mattinata: "E' il 20% in più del 2007, quando alla stessa ora avevano votato circa 600 mila persone. Un dato che dimostra il desiderio di cambiamento degli italiani". "Una gran bella giornata, una grande prova di democrazia per il Pd e per l'opposizione, chiunque vinca tra noi". Dario Franceschini arriva alle 16 al gazebo di piazza del Popolo: "Sono indeciso su chi votare". All'uscita esibisce il tagliando numero 567, prova che noi le cose le facciamo per bene". Accompagnato dal vicesegretario da lui indicato Jean Leonard Touadi, Franceschini fa una breve passeggiata e incontra un gruppo di suoi concittadini che da Ferrara in gita a Roma. "Siete quì e quindi non avete votato? Cinquanta voti in meno", scherza alludendo al fatto che si possa votare solo nel collegio elettorale di appartenenza. Ora vado a casa e dormo e poi in serata starò tra il comitato e il partito".

Pier Luigi Bersani ritiene che le primarie "abbiano risvegliato la nostra gente e consolidato la convinzione che noi siamo la normalità". "In tutti i Paesi democratici infatti - rileva - ci sono partiti che discutono, in trasparenza, sul proprio futuro e sui propri vertici; solo noi abbiamo un partito con un padrone, ma è quella l'eccezione, noi siamo la regola. Non facciamo i congressi per risolvere le nostre 'beghe', ma perché pensiamo che nei partiti deve regnare la democrazia.

Qualche contestazione a provincia di Messina, a Napoli e a Massa. Nel primo caso a Brolo, davanti all'unico gazebo per le primarie, scambi di accuse fra i sostenitori delle tre mozioni: alcuni esponenti del circolo che sostiene Dario Franceschini e il candidato alla segreteria regionale Giuseppe Lupo, pagano - sostengono gli avversari - la prevista quota di due euro agli elettori. Spintoni e schede a soqquadro nel capoluogo campano, per una controversia relativa a una persona senza certificato elettorale che intendeva votare. A Massa, scambio di offese tra il sindaco Pucci e il presidente del seggio, che gli ha contestato il diritto di voto in base allo statuto del partito. Il problema è nato alle scorse amministrative, per le quali non furono fatte le primarie, quando Pucci si è candidato con una lista civica, vincendo le elezioni al ballottaggio contro il candidato ufficiale del Pd. Minacce, infine, contro la candidata alla segreteria regionale del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani. Un caricatore di pistola vuoto, con un foglietto di insulti, è stato trovato in un seggio di Trieste.

Nanni Moretti: "Voto Franceschini" Ha detto Nanni Moretti in un'intervista a Sky TG24, aggiungendo che, nella giornata delle primarie, non intende dire altro che la sua preferenza su chi tra i candidati sia migliore per il Pd. "Sono un tifoso delle primarie". Alla famosa esortazione cheMoretti rivolgeva in un suo film a Massimo D'Alema ("Dì qualcosa di Sinistra"), non c'é stata risposta. "Il problema è che cose di Sinistra in questi anni non sono state dette né fatte". "La Sinistra - ha aggiunto il regista - non ha mai rivendicato una propria identità ". Ed è clamoroso, ha aggiunto Moretti, che contro certe gravi posizioni della Lega "la Chiesa ha avuto parole più decise della Sinistra". Moretti poi, ricordando la sua esperienza nei Girotondi quando dal palco in piazza Navona dichiarò:"con questi dirigenti non vinceremo mai", ha affermato:"mi dispiace molto aver avuto ragione". "Ma oggi non è il giorno delle polemiche - ha aggiunto - è il giorno delle primarie e a me le primarie piacciono".
Franceschini: grazie Nanni... "Grazie Nanni! Prometto, dirò qualosa di sinistra...". Dario Franceschini ringrazia così, in un messaggio su twitter, Nanni Moretti che ha dichiarato il suo voto per il segretario alle primarie del Pd.

Cicchitto: "Esercizio anomalo, partito allo sbando" Fabrizio Cicchitto boccia le primarie del Pd. "Un esercizio anomalo, non chiaro, espressione di un partito allo sbando", le ha definite dalla prima Festa provinciale della Liberta a Modena, dove è stato intervistato dal direttore del quotidiano 'l'Informazione di Modenà, Eugenio Tangerini. "Paradossalmente in queste primarie - ha sostenuto -il presidente dei deputati Pdl - potrebbero votare tutti, compreso gli elettori del centro destra, che non credo comunque ne abbiano tempo e voglia. Certo è che se il risultato di queste primarie rovesciasse il voto emerso dalla consultazione degli iscritti, il caos sarebbe totale e la situazione per il Pd davvero drammatica".


 
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Confermata la condanna all' avvocato Mills


CITAZIONE
La seconda sezione della Corte d'Appello di Milano, dopo 4 ore di camera di consiglio, ha confermato la condanna a quattro anni e sei mesi nei confronti dell'avvocato inglese David Mills per corruzione in atti giudiziari. Confermato anche il risarcimento alla presidenza del Consiglio, costituitasi parte civile, pari a 250 mila euro.

Il legale è stato condannato perchè, secondo la sentenza di primo grado, avrebbe ricevuto 600mila dollari da Silvio Berlusconi per essere un testimone reticente in due processi nei quali era imputato il presidente del Consiglio, quello su "All Iberian" e quello sulle tangenti ad uomini della Guardia di finanza. La posizione di Silvio Berlusconi era, invece, stata stralciata per via del lodo Alfano, riguardante le più alte cariche dello Stato e il dibattimento a suo carico era stato sospeso. Dopo la bocciatura della Consulta, il procedimento a carico di Berlusconi ricomincerà, anche se davanti a un altro collegio rispetto a quello che aveva inflitto a Mills la condanna in primo grado. Questo collegio, infatti, è incompatibile e di conseguenza si dovrà tenere una apposita udienza nella quale i giudici presieduti da Gandus "si spoglieranno" del processo che sarà assegnato ad altri giudici.

Al termine della lettura della sentenza il suo legale, Federico Cecconi, ha spiegato di condividere le affermazioni rilasciate nei giorni scorsi dall'avvocato d'affari londinese, che ha dichiarato che Berlusconi è estraneo alla vicenda giudiziaria. "Quello che sottolineo, però - ha aggiunto - è che lo stesso Mills non c'entra nulla, perchè non c'è stata corruzione".

Nella scorsa udienza, durante la sua arringa, l'altro difensore di Mills, l'avvocato Alessio Lanzi, aveva parlato di "gravi ripercussioni", che avrebbero potuto seguire alla sentenza. Oggi il legale ha spiegato ai cronisti: "Le conseguenze politiche della vicenda non ci riguardano, anche se ci sono circostanze oggettive che le testimoniano". E' dal punto di vista giuridico, però, ha proseguito, "che questa sentenza mette a dura prova la fede nello stato di diritto". La difesa ha, quindi, deciso di ricorrere in Cassazione.


 
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Berlusconi attacca i magistrati

CITAZIONE
Le toghe rosse rispondono a Silvio Berlusconi. "Se le nostre toghe sono rosse, lo sono per il sangue versato dai magistrati che hanno pagato con la vita la difesa della legalità e dei valori costituzionali, a cominciare da Falcone e Borsellino fino a Galli e Alessandrini". Così il procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, titolare in passato di inchieste che riguardavano il premier (insieme al collega Fabio De Pasquale quelle sui diritti tv di Mediaset e sul caso Mills) risponde alle affermazioni pronunciate dal premier, ieri sera, durante la puntata di Ballarò. E le nuove accuse del premier, in procura a Milano, hanno suscitato in alcuni rabbia, in altri quasi indifferenza al limite della rassegnazione. "E che cosa dobbiamo dire ancora - sbotta un magistrato che vuole restare nell’anonimato - è sempre la solita storia, trita e ritrita. Noi pensiamo solo a lavorare".

Berlusconi chiama Rai3 e spara sulle toghe rosse: in diretta telefonica a Ballarò si scaglia contro "la vera anomalia italiana sono pm e giudici comunisti di Milano che da quando Berlusconi è entrato in politica e ha tolto il potere ai comunisti lo hanno aggredito con oltre cento processi e cinquemila udienze. Ma davvero - aggiunge il premier - Silvio Berlusconi era l’imprenditore più criminale della storia del mondo oppure l’anomalia sono i pm e i giudici comunisti che ormai sono la vera opposizione alla maggioranza eletta dal popolo?".

Il pg di Siracusa: "Siamo tutti comunisti" "Definire comunisti i colleghi delle procure che lavorano seriamente è inammissibile: il lavoro dei magistrati del pubblico ministero, per altro, trova poi conferma nelle pronunce dei giudici. E, allora, o siamo tutti comunisti o non possono esserlo solamente le procure" questa la risposta del procuratore capo della Repubblica di Siracusa Ugo Rossi. Il pg ha definito le affermazioni del premier "un fatto gravissimo. Quando indaghiamo sull’alta politica diventiamo comunisti, mentre quando svolgiamo il lavoro sul territorio che non tocca i grossi interessi economici e politici siamo invece magistrati bravi. È questa la realtà. Comunque - ha concluso il procuratore di Siracusa - ormai il termine comunista ha perso il suo significato originario e, in una certa visione, è quasi sinonimo di delinquente".


 
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Incontro Rutelli - Casini, nascita di un nuovo centro?

CITAZIONE
Il nome a effetto non c’è ancora. Ma nell’attesa non chiamatela Cosa bianca, altrimenti s’arrabbiano: «A noi non interessano questi vecchi nomi». E non provate a sminuire l’avvio dell’ennesimo progetto centrista, definendolo «club di riflessione culturale», «circolo Rotary» o «piccolo partitino degli scontenti». Si sa però che per ora giocano in undici, come una squadra di calcio, e si conosce il modulo da tenere in campo: 1-9-1. Ovvero, tutti a centrocampo. È la squadra capitanata da Francesco Rutelli, pronto a stracciare il cartellino del Pd, visto che in panchina è arrivato un tale Pierluigi Bersani, figlio di quella «sinistra socialdemocratica» che rappresenta un «valore storico ormai superato».

Manca il fischio d’inizio, ma è tutto pronto per la partita dell’ex leader margheritino, convinto com’è che occorra «costruire una nuova offerta politica». Già, proprio così. E allora, ecco il manifesto-appello per il «cambiamento e il buongoverno», con cui dire basta al bipolarismo attuale e stop alla «guerra dei quindici anni che si ostina a non finire». Perché se la destra «non riesce a realizzare le decisioni e le riforme necessarie», l’opposizione imperniata sul Pd «non ha un’originale cultura politica e non propone un’alternativa credibile». Si arriva al dunque: va proposto agli italiani un «serio progetto politico democratico, liberale, popolare».

«Sì, lodevole! Ma quindi?», si chiedeva ieri, alle 17.28, un tale lello, sul sito internet appena messo in Rete. Bella domanda. Rutelli non si pronuncia, aspetta ancora prima di notificare il bye-bye dal Pd. E dà voce agli altri 10 della formazione, tendenzialmente ciascuno con il proprio ruolo, espressione di un settore ben riconoscibile. Così, tra gli altri firmatari del documento, si ritrovano il deputato Udc e fondatore della Rosa bianca, Bruno Tabacci, il presidente della Provincia di Trento, Lorenzo Dellai, il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, ma anche Andrea Mondello, Linda Lanzillotta, Giuliano da Empoli, Wilma Mazzocco, Elvio Ubaldi, Giuseppe Vita e Roberto Mazzotta.

Insomma, Rutelli ripartirà da qui. Da un’associazione su cui in futuro auspica convergano quei deputati, ma non solo, che disconoscono la linea impostata dal neo segretario pd. La speranza fa rima con gruppo parlamentare autonomo, poi chissà. Intanto, l’ex vicepremier registra il buon viatico del leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, che incontra per un’ora alla Camera. «È stato un incontro positivo - riferisce l’ex inquilino di Montecitorio - e mi sembra che Rutelli stia lavorando bene. Questo bipolarismo ha umiliato la politica italiana negli ultimi anni e siamo vittime da un lato dei ricatti della Lega e dall’altro di quelli di Di Pietro». Secondo Casini, quindi, «Rutelli pone una questione vera, un’esigenza che l’Udc ha già posto alle Politiche dello scorso anno. I nostri percorsi sicuramente si incontreranno».

L’incrocio avverrà quanto prima. Allo studio, infatti, vi sarebbe un accordo per le Regionali di marzo. Ma Rutelli, in ogni caso, (rimanendo comunque presidente del Copasir, a meno che non decida autonomamente di dimettersi), dovrà prima abbandonare in maniera ufficiale i democratici. Altrimenti, difficilmente Casini, pur interessato a tenere vivo il progetto, sarà disposto a sposare in toto un’iniziativa su cui qualcuno, dalle parti di via dei Due Macelli, vuole già vederci chiaro: «Non è particolarmente vivace, anzi, per adesso pare un po’ asfittica». Presto ci sarà la prova del nove. Ma Casini, per capirci, non ha l’intenzione di bruciarsi la possibiltà di stringere alleanze locali pure con il centrodestra. Quindi, al di là delle dichiarazioni di facciata, sotto sotto rimane a guardare.

Nel frattempo, in casa Pd, dove si teme una dannosa fuoriuscita della componente vicina a Rutelli, si moltiplicano gli appelli, più o meno convinti, per un suo ripensamento. A partire dal nuovo leader. «I nostri elettori sono stati chiari: andate avanti, andate avanti insieme», spiega Bersani, subito dopo aver ri-sancito l’alleanza con l’Idv. «I tre milioni di persone che hanno partecipato alle primarie», aggiunge, rappresentano «un messaggio unitario» e si deve «sentirne la responsabilità». Ma a metterci il carico, guarda caso, è Antonio Di Pietro: «La sua mossa è ingiusta». E «se fosse stata una lite tra marito e moglie... uno schiaffone!».


 
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Si è uccisa la basista dell' assassinio Biagi

CITAZIONE
RomaLa neobrigatista Diana Blefari Melazzi, in carcere per l’omicidio del professor Marco Biagi del 19 marzo 2002, si è uccisa a 41 anni. Sabato sera, dopo che le era stata notificata la sentenza di conferma dell’ergastolo, ha tagliato le lenzuola, le ha annodate con cura facendo un cappio e si è impiccata nella sua cella a Rebibbia. La terrorista era entrata in depressione; visitata tre giorni fa da uno psichiatra era stata trovata fortemente provata. Rifiutava cibo e contatto umano. Accusava gli agenti di volerla avvelenare. Pensava a un complotto «siete d’accordo con D’Alema che mi vuole uccidere...». Un mese fa aveva annunciato il suicidio e alla fine ha mantenuto la parola. Sabato alle 22.35, poche ore dopo la notizia della Cassazione, si è impiccata. La procura di Roma ha aperto un’inchiesta. Si tratta del cosiddetto «modello 45», ossia un fascicolo senza indagati e senza ipotesi di reato.
La donna, che nel giorno dell’arresto si era dichiarata «militante rivoluzionaria del Partito comunista combattente», era l’affittuaria del covo romano di via Montecuccoli, un appartamento dove i terroristi responsabili della morte di Biagi e D’Antona custodivano un arsenale con 100 chili di esplosivo e l’archivio delle «Nuove Brigate Rosse». Riconosciuta come «la compagna Maria» – che Cinzia Banelli indicò fra le staffette che seguirono il professor Biagi la sera dell’omicidio – alla Blefari sono stati attribuiti il noleggio del furgone usato per la preparazione dell’omicidio e la partecipazione al pedinamento a Modena. Sul suo portatile fu rivenuto anche un file con la rivendicazione dell’omicidio. Ora si parla di morte annunciata, tirando in ballo la vivibilità in cella, e in generale le condizioni delle carceri italiane. Per il ministro Alfano, che annuncia un’inchiesta, «Diana Blefari era comunque in una situazione carceraria compatibile con le condizioni psicofisiche». Polemico invece il garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni: «Il sistema carcerario italiano ha dato l’ennesima dimostrazione di inumanità e inefficienza non riuscendo a cogliere i segnali di allarme di una situazione da tempo gravissima. I precedenti familiari della donna - continua Marroni - le condizioni psichiche in tutto il periodo di detenzione, la solitudine, il rifiuto del cibo, delle medicine e di ogni contatto umano contribuivano a tratteggiare un quadro complessivo che doveva far scattare l’allarme». Il Garante ricorda che nel novembre 2007 aveva già denunciato il caso Blefari Melazzi come «soggetto schizofrenico e inabile psichicamente, figlia di madre con la stessa malattia, morta suicida». «Nel suo delirio la Blefari Melazzi - scriveva all’epoca Marroni - ritiene che la struttura carceraria agiscano contro di lei. Le detenute ascoltano quotidianamente le sue urla. Per lunghi periodi la donna si chiude al mondo».
In queste ore sta emergendo l’ipotesi che la terrorista avesse cominciato a collaborare con la giustizia. Sempre sabato aveva avuto un colloquio con alcuni investigatori che risulterebbe non essere stato il primo. La Blefari Melazzi aveva fatto capire di essere disposta ad essere sentita su Massimo Papini, il 34enne attrezzista arrestato un mese fa a Castellabate dalla Digos di Roma e Bologna, assieme ai colleghi di Salerno con l’accusa di partecipazione alla banda armata Brigate rosse per il Partito comunista combattente. Papini era sentimentalmente legato alla Blefari Melazzi. La brigatista avrebbe dovuto essere interrogata in questi giorni ma la condanna definitiva aveva determinato lo slittamento del colloquio.


 
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Regionali: intesa PD - UDC

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Domani vedrà Bersani. Venerdì Berlusconi. Ma col primo, Pier Ferdinando Casini comincia le prove tecniche per un'intesa sulle regionali. Nel pacchetto già quattro o cinque presidenze su cui l'accordo si direbbe a portata di mano. Al Cavaliere, invece, il leader udc parrebbe intenzionato a dare qualche dispiacere.

A cominciare dalla modifica della par condicio, "non se ne parla proprio", per finire appunto al rebus delle elezioni di fine marzo: quasi ovunque l'ex presidente della Camera ha l'intenzione di resistere alle lusinghe del premier per rinverdire il vecchio patto, almeno a livello di alcune alleanze locali. "Meno porta a casa il Cavaliere, meglio è", è invece il mantra di Casini. Bersani, e sarà un po' il debutto operativo della sua nuova strategia delle alleanze, tesse la tela con i centristi. E ne parlerà, domani stesso, appena visto Casini, con lo stesso Dario Franceschini, nel primo vero faccia a faccia che i due avranno dopo le primarie. Oggi invece il segretario vola a Bruxelles, a sostenere la causa di D'Alema ministro degli esteri Ue.

Il clima nel partito, archiviata (o quasi) la fuga Rutelli, sembra meno teso rispetto agli ultimi giorni di passione. Pontieri al lavoro, per lasciarsi alle spalle la coda velenosa della battaglia elettorale, e c'è aria di tregua fra maggioranza e opposizione. In vista dell'assemblea dei mille di sabato prossimo. Quindi, "profumo" di accordo interno e spartizione degli incarichi.

La Bindi resta in corsa per la presidenza del partito, mentre si fa più forte il pressing su Franceschini perché accetti, a rappresentare la minoranza con un incarico di spicco, il ruolo di presidente dei deputati del Pd. In caso contrario, restano in piedi per Montecitorio le opzioni Fassino, Gentiloni, Fioroni.

Trattativa a buon punto anche, sul fronte esterno, con Casini. Lista comune vicina in Liguria, con la conferma di Burlando. Anche nelle Marche, con Spacca. In Puglia c'è feeling fra Casini e D'Alema, che ha dato buoni frutti alle ultime provinciali (determinante l'appoggio udc a Brindisi per la vittoria del centrosinistra), con l'intenzione di rifare l'operazione.

Nichi Vendola, governatore che vuole riprovarci, apre al partito di Pier, i centristi non gradiscono l'ex rifondarolo, Nicola Latorre è al lavoro per far quadrare il cerchio. In Calabria potrebbe andare bene la riconferma di Loiero, però l'Udc strizza l'occhio pure al sindaco di Reggio, in pista col Pdl. Partita complicata nel Lazio. Casini, che era pronto a sostenere un bis di Marazzo, annusa ora un Pd alle corde. Gasbarra è il nome offerto ai centristi (con Bonino o Marino per l'Udc discorso chiuso), ma serpeggia la tentazione Polverini, candidata pdl però in quota-Fini. Oppure l'ipotesi di far debuttare la cosa bianca insieme a Rutelli. Come nel Veneto, appoggiando Galan, se la Lega lo mette alla porta. In Campania né con Bassolino (se ci riprova) né col sottosegretario Cosentino. E in Lombardia? Tanti anni al fianco di Formigoni, ma a Casini la quarta candidatura di fila non è piaciuta. E nel partito Tabacci scalpita per il Pirellone.


 
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Droga: controlli in Parlamento?

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I primi furono quelli delle Iene che nel 2006 si misero davanti a Montecitorio a raccogliere campioni di sudore di deputati ignari. Li fecero analizzare e scoprirono che un eletto su quattro si faceva le canne. Poi arrivò Carlo Giovanardi che, con una veste più di partito che istituzionale, promosse un vero test antidroga. L’attuale esponente del governo era un parlamentare dell’Udc e si fece promotore, insieme a Pier Ferdinando Casini, di un test volontario tra i deputati. Aderirono in 122. Era uno screening su saliva e urine effettuato da un centro diagnostico di Roma. I deputati risultarono negativi ad anfetamina, cocaina, marijuana, metanfetamina, oppiacei e fenciclidina.

Ora è sempre Giovanardi ad andare all’attacco, questa volta in veste di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con una delega proprio sui problemi della droga. Anche questo sarà un test volontario riservato alla classe politica. Da lunedì 9 a venerdì 17 novembre, deputati e senatori potranno decidere se sottoporsi a un drug test immediato sulle urine. Gli uffici del dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, che si trova in via della Vite a Roma, saranno a disposizione dei parlamentari che intendono sottoporsi al test. Il Dipartimento potrà anche fornire l’indicazione delle strutture specialistiche accreditate presso le quali è possibile effettuare un ulteriore test di riscontro sul capello.
Iniziativa, quella dell’esponente del Pdl, che forse è indipendente dai fatti di cronaca, ma che è cascata proprio all’indomani delle prime ammissioni di Piero Marrazzo sull’uso di cocaina e delle relative reazioni. Proprio ieri il Codacons ha lanciato in 100 città italiane una raccolta firme per presentare una legge che preveda che parlamentari nazionali, componenti del governo e amministratori di Regioni,

Province e Comuni siano sottoposti a test antidroga. E, già che ci sono, di cultura generale. Analoga richiesta dalle opposizioni di centrodestra al Consiglio regionale del Lazio che hanno proposto l’analisi del capello per i politici locali e hanno incassato qualche sì anche nella giunta che un tempo era guidata da Marrazzo.
Una crociata molto trasversale quella contro l’uso delle sostanze stupefacenti da parte di politici. Tanto che a invocarla ieri erano due politici che, in altre occasioni, se le danno di santa ragione: Ignazio La Russa e Antonio Di Pietro. Il ministro della Difesa ha annunciato di avere chiesto «ai capigruppo del Pdl l’adesione a una mia iniziativa, che sarebbe volontaria e non obbligatoria, che prevede che i parlamentari si facciano analizzare un capello per testimoniare che chi è eletto dal popolo non ha assunto droghe negli ultimi sei mesi».

L’ex pubblico ministero, leader di Italia dei valori, è sulla stessa linea: «Un politico drogato non fa bene il suo mestiere, oltre ad essere ricattato. Ad ogni persona che amministra la cosa pubblica farei il test anti-droga per sapere se è drogato o meno, anche in Parlamento, perché anche lì gira la droga», ha spiegato parlando a RaiDue.

L’iniziativa di Giovanardi dovrebbe accontentare tutti, anche se servirà più che altro a dare la patente di affidabilità a tutti quei parlamentari che non fanno uso di droghe. Si tratta infatti di un test volontario ed è difficile che eletti dediti alle sostanze decidano di aderire. D’altro canto è impensabile che un test di questo genere per la classe politica possa essere obbligatorio (anche se per altre categorie è previsto). Farlo all’insaputa dei diretti interessati, poi, può essere pericoloso. Lo sanno bene quelli delle Iene. La messa in onda del servizio fu bloccata dal Garante per la Privacy, il programma di Italia Uno fu anche condannato dalla Corte di Cassazione.

Per la cronaca i risultati del test delle Iene (prelevarono il sudore dalla fronte dei deputati con un tampone) furono i seguenti: il 32 per cento degli intervistati risultò positivo. Di questo il 24 per cento (12 persone) alla cannabis e l’8 per cento (4 persone) alla cocaina.


 
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Berlusconi respinge le accuse

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"Non ho avuto alcuna relazione con la signorina Noemi. Al riguardo si sono dette e scritte soltanto calunnie". Nell’ultimo libro di Bruno Vespa, Donne di cuori, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, risponde una volta per tutte alle accuse rivoltegli negli ultimi mesi. Per quanto riguarda, invece, Patrizia D’Addario, il premier spiega che "c’era una cena con molte persone organizzata dalle militanti di dei club Forza Silvio e Meno male che Silvio c’è" alla quale "all’ultimo momento ci si infilò anche Tarantini con due sue ospiti".

La replica alle accuse "Non posso trovare grave ciò che non esiste. Ho proposto incarichi di responsabilità soltanto a donne con un profilo morale, intellettuale, culturale e professionale di alto livello". Berlusconi torna sul caso Noemi spiegando di non aver "avuto alcuna relazione con la signorina Noemi". A riguardo si sono dette e scritte soltanto calunnie", continua il premier.

L'uso dei servizi di sicurezza Altra questione, circa "l’uso improprio dei servizi di sicurezza contro testimoni, magistrati e giornalisti". "I violenti attacchi contro di me, sempre avulsi da ogni attinenza alla realtà e frutto solo di preconcetta ostilità, sono sotto gli occhi di tutti. Ma non ho certo mai pensato di impiegare queste risorse contro alcuno". Berlusconi respinge con forza l’accusa a lui mossa su un uso improprio dei servizi di sicurezza contro testimoni, magistrati e giornalisti. "Solo menti distorte e disoneste - afferma il Cavaliere - possono pormi una simile domanda, immaginandosi comportamenti che probabilmente sarebbero i loro se si trovassero al mio posto".

Lo stato di salute del premier Al sospetto avanzato da alcuni di "condizioni di salute precarie" Berlusconi risponde elencando i propri risultati al governo: "Da quella data a oggi le mie condizioni di salute, a parte un fastidioso torcicollo ormai debellato e la scarlattina che ho avuto a fine ottobre, sono infatti quelle che mi hanno permesso di proseguire e completare sedici mesi di fittissimi impegni che per brevità così riassumo: 170 incontri internazionali, 25 vertici multilaterali, 9 vertici bilaterali, 80 conferenze stampa, 66 consigli dei ministri, 91 interventi e discorsi pubblici a braccio". "Cosa avrei fatto se non fossi stato ammalato?", chiosa il presidente del Consiglio.

La candidatura al Quirinale Il presidente del Consiglio rivela, poi, di non aver mai avuto intenzione di di candidarsi alla presidenza della Repubblica. "Come molti ricorderanno, ho ripetutamente indicato, a titolo di suggerimento affinché dal Parlamento possa essere compiuta la scelta migliore". Il candidato che Berlusconi ritiene sia "il migliore in assoluto" è Gianni Letta.


 
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